mercoledì 12 giugno 2013

Valeria Rossella, scopriamola insieme in attesa di incontrarla a Roddi Sabato 22 Giugno

Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato di Valeria Rossella e della serata "Gli specchi della poesia" che si terrà a Roddi Sabato 22 Giugno alle ore 21 nell'ambito di Weekend Art (alle ore 20.30 incontro con la poetessa all'inizio del "Il cammino della poesia", presenta la serata Giovanni Tesio)

Scopriamo insieme Valeria Rossella, nata nel 1953 a Torino, dove è tornata a vivere dopo un lungo soggiorno romano.
Ha pubblicato sinora alcune plaquettes e cinque raccolte di poesie: Discanti e incanti (Genesi, Torino 1981), L'usignolo meccanico (Edizioni del Leone, Spinea-Venezia 1991), L'anima del violino (Galleria Pegaso Editrice, Forte dei Marmi 1996), Il luminaio (Crocetti 2003),
La città di Kitež (Aragno 2012).

E' presente su varie riviste e antologie. E' anche traduttrice dal polacco, ha curato tra l'altro la versione di un'ampia scelta dell'epistolario chopiniano (Il Quadrante, Torino 1986), e di Czesław Miłosz, premio Nobel 1980, un’antologia di poesie (La fodera del mondo, Fondazione Piazzolla, Roma 1996) e il Trattato poetico (Adelphi, Milano 2011).

Da  La città di Kitež  sono tratte molte poesie esposte nelle bacheche nelle bacheche del nostro Cammino della poesia.
Kitež (che è anche il titolo di una sua composizione) è una città mito che, di fronte alla minaccia dell'invasione dei Tartari nel 1200, si inabissa nelle acque del lago Svetlojar per rendersi invisibile, apparendo soltanto come immagine speculare, raggiungibile solo forse con la fantasia, simbolo, in questo libro di una duplicità dell'esistenza, "luogo nascosto - come nota Giovanni Tesio nella sua presentazione - del rovescio e del riflesso, luogo inafferrabile e misterioso,  che trasforma i morti in vivi, nascondendoli nello specchio sfigurante del contrario".

E’ una riflessione su come si guarda il mondo e su come si vive.  Il mondo può essere guadato anche  attraverso una realtà capovolta che comunque riflette le stesse storie e le stesse figure, cambia solo la posizione rispetto ad esse.


Kitež (Valeria Rosella, La città di Kitež, Nino Aragno 2012)

Apriti, porta dell’insonnia. Città
che appari rovesciata sul fondo del lago
non darmi pace nel tempo della veglia,
la tua luce latente mi sia guida.
Candele si accendono sui tigli
fra tetti e strade maculati. Vedo
aironi ed anatre svolare
da campanili e finestre, e mani frastagliate
offrire pasticcini su una tavola
stile Rinascimento. Dammi appuntamento
con creature che guizzano
dentro il tuo specchio sfigurante.
Nella camicia inamidata 
che dà loro una forma, Amalia e Alfredo 
passeggiano furtivi lungo i viali 
oscillanti in firmamenti di foglie, 
lui giovane come rimase, lei come lo fu, 
tra i lampi azzurri delle ghiandaie. 
Alfredo tra i vivi non l’ho conosciuto, 
ma lui sì, mi conosce. Ricevo le sue lettere. 
“Molto ti abbiamo pensato. Tu ci pensi?” 
Un placido volo di colombe si leva 
nel mio occhio destro – in quello sinistro, 
grembiulini bianchi:  sui vecchi banchi 
mangiati dai tarli, le bambine di Terza 
sono ritornate. Frusciano penne e foglie. 
Lingua che  non conosco, fa che io ti parli.




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